Durante il mio terzo anno presso la Facoltà di Architettura di Palermo, ho svolto un viaggio insieme alla mia classe del laboratorio di progettazione e insieme agli insegnanti, a Lampedusa, che è stata la nostra area di progetto. Il soprralluogo il posto è stato essenziale per riuscirne a cogliere la bellezza e la sensibilità e vorrei condividere con voi qualche meraviglia che ho avuto modo di conoscere, descrivendovi prima un po’ della sua storia che certamente nessuno ha mai ascoltato e poi dei luoghi in particolare che mi sono rimasti nel cuore.

Lampedusa è ormai nota a tutti come l’isola dell’accoglienza, è il luogo simbolo della grande migrazione, ma ha anche un patrimonio culturale e naturalistico incommensurabile. Una terra macchiata dagli errori commessi da uomini che non hanno saputo cogliere e proteggere l’importanza di questo territorio, ma ciò che conta, è che le cose stanno cambiando o almeno ci si sta impegnando perché qualcosa di buono accada e perché quest’isola meravigliosa non sia ricordata dalle prossime generazioni solo come luogo di morte, ma che sia ricordata per tutto ciò che di buono ha da offrire, per i suoi colori, per la sua storia, per la sua gente.

Vista satellitare di Lampedusa

Origini: la nascita del centro urbano

L’origine del nome dell’isola di Lampedusa è molto incerta, in quanto il nome stesso sia stato storpiato nei secoli a seconda di chi la conquistava. Pertanto non possiamo essere certi se la parola sia veramente derivata dal greco “βράχος” che significa “roccia”, come alcuni studiosi sostengono, oppure sia una parola attribuita dai primi abitanti dell’isola incantati dalla luce dai numerosi “lampi” che si manifestarono al loro arrivo. I primi abitanti dell’isola è certo che siano stati i Fenici e ne comprendiamo benissimo il motivo, data la loro predisposizione alla navigazione, ma molto spesso i loro villaggi sono stati saccheggiati, al punto che l’isola rimase disabitata per molto tempo. I successivi conquistatori furono i Bizantini, a loro volta minacciati dalle invasioni saracene, che resero ancora una volta l’isola un luogo deserto. Dei secoli successivi abbiamo, invece, notizie più certe.

Ad esempio nel ‘400, sappiamo che il governo dell’isola fu affidato a Giovanni de Caro dal Re di Napoli; del ‘500, l’ammiraglio Andrea Doria attacca la roccaforte dell’isola, governata dai Dragret, che però avranno modo di vendicarsi appena dopo due anni rendendo in schiavitù gli isolani. In seguito a queste battaglie, verrà poi costruito il castello nei pressi del porto, con quattro torri di difesa. Nel   ‘600 invece assistiamo alla prima proclamazione di un Principe di Lampedusa, Giulio Tomasi, che inizialmente la concesse ad alcuni membri della sua famiglia e poco dopo decise che fosse più conveniente venderla a Ferdinando II di Borbone. Successivamente l’isola venne annessa al Regno delle Due Sicilie per finire poi inclusa nel Regno d’Italia.

L’economia locale in questi secoli, è sempre stata basata sul commercio navale, ma ad un certo punto la popolazione volge lo sguardo verso la pesca, che diventerà (e ancora oggi lo è) la fonte principale di guadagno. Durante la seconda guerra mondiale, Lampedusa rimane, ovviamente per la sua posizione strategica al centro del Mar Mediterraneo, contesa tra diversi popoli, ma a proteggerla ci sono stati gli Americani: di questi fatti ne è testimonianza l’ex base militare che è presente sulla strada che si percorre per raggiungere Capo Ponente (lato della costa opposta rispetto a quella dove si sviluppa invece la cittadina). A proposito di questa celebre base militare, è opportuno ricordare come l’isola abbia rischiato di scomparire a causa dei missili Libici lanciati dal Colonnello Gheddafi nel 1986, da sempre ostile nei confronti del popolo americano. È triste da ammettere, ma è stato proprio a questo sfortunato evento, che l’isola assume notorietà, iniziando ad attirare i primi turisti.

Ambiente, territorio e paesaggio: benessere fisico e psicologico

Se osservate un’immagine satellitare dell’isola, vi renderete conto immediatamente di quanto particolare e importante sia la sua posizione, in rispetto all’Italia e all’Africa: si trova esattamente a metà e segna l’ultimo stralcio di territorio italiano all’estremo sud del Mediterraneo, ma è definibile anche come un “pezzo d’Africa”, in quanto i suoi fondali si abbassano sempre più all’avvicinarsi alla costa africana e chi ha avuto modo di essere lì di persona, sa benissimo che il clima è molto più affine con quello africano rispetto al clima del Sud della Sicilia, perché è veramente un clima molto secco e afoso e anche nei mesi più freddi, nonostante la costante presenza di venti, i raggi solari sono talmente forti da bruciare la pelle.

Durante i miei giri in motorino per l’isola, ho avuto modo di osservare la tipologia del terreno che è prevalentemente rocciosa: rocce calcaree e dolomite, ma notevoli sono anche gli strati di pietra arenaria (di durezza inferiore a quella calcarea), che sono esposti agli agenti atmosferici e quindi rende il terreno più facilmente deteriorabile. Elementi fisici tipici dell’Isola di Lampedusa sono la “falesia”, che è una ripida scarpata e le “mensole” che si formano grazie all’accumulo di sabbia, che scavano insieme solchi nelle rocce, a tal punto da provocarne il crollo, creando un ripido strapiombo. È interessante sapere come queste particolari condizioni geografiche, siano state sfruttate a favore dell’uomo, per esempio dai pescatori, che ne hanno ricavato dei punti di riferimento.

1.Insenatura tra le rocce della costa

 

La macchia mediterranea è praticamente scomparsa da questo territorio ormai da tempo, lasciando spazio all’ambiente arido della steppa: sono presenti infatti per lo più arbusti che non hanno bisogno di tantissima acqua e che riescono a sopravvivere a temperature molto elevate. È difficile trovare dei punti d’ombra nell’isola, specialmente se come me, avete intenzione di fare un giro a piedi o in bici o in squat (mezzo molto usato per raggiungere anche i punti più critici dell’Isola), perché ci sono veramente pochi alberi e quei pochi sono degli ulivi. Da poco tempo, la Regione Sicilia, ha stanziato dei soldi per favorire il reinsediamento del Pino d’Aleppo.

2.Percorso che conduce alla spiaggia dei conigli

3.Percorso di Cala Pulcino

Anche nell’osservare della fauna, immergendomi nei tanti piccoli sentieri che si ramificano nell’isola, troviamo molte affinità con il terrotorio africano, in quanto sono presenti due specie di serpenti, che vi assicuro non hanno un bell’aspetto, molto comuni sulle coste Nord-Est africane, che portano il nome di Colubro lacertino e Colubro dal cappuccio. Molto varia è la tipologia di insetti che si trovano, in particolare modo una specie di cavalletta senza ali e uno stranissimo coleottero dalla livrea iridescente. Altrettanto affascintante è stato rimanere seduta in spiaggia ad ascoltare il verso dei falchi che dominano quei cieli.

Nelle acque che circondano Lampedusa, come vi ho già detto, i fondali si abbassano man mano che ci si allontana e questi formano i cosiddetti “banchi”, che sono ideali per la riproduzione del pesce, tanto da essere considerati come vivai naturali del Mediterraneo. Nelle coste Nord è possibile visitare dei punti strategici, soprattutto per gli appassionati di scuba diving, ai quali non posso non indicare Punta Capellone e Taccio Vecchio. Io non ho il breveto per svolgere attività da sub, ma serebbe stata senza dubbio un’esperienza unica, se tengo conto delle descrizioni della nostra guida che ci ha spiegato che sulla costa Est invece, sui fondali, è possibile assistere ad uno spettacolo di inestimabile bellezza, grazie alla presenza di stelle marine di un colore rosso acceso. Riuscite a immaginare? Spostandoci infine sulla costa Sud/Ovest, la peculiarità è quella della presenza di insenature e spiagge (molto amate e ricercate dai viaggiatori), coperte completamente da una sabbia finissima e bianchissima, che non fa altro che esaltare la limpidezza delle acque, facendone assumere i colori più incantevoli che nessuno si sarebbe mai potuto immaginare. Ciò che questi luoghi evocano, non è solo un senso di tranquillità e pace che vi pervade nel momento stesso in cui state vivendo l’esperienza, ma è la creazione di un ricordo, importante, indispensabile quasi, per quei momenti in cui si ha bisogno di ritrovare se stessi.

4.Isola dei conigli

 

Tra tutte le baie presenti sul territorio mediterraneo, di certo la Baia dei Conigli è la più bella: è la casa delle tartarughe Caretta Caretta, che depongono le loro uova lì da secoli, dando vita ad uno scenario straordinario che si ripete praticamente da sempre con estrema puntualità. Solo da qualche anno è stata resa fruibile, esclusivamente nelle ore diurne, agli abitanti e ai turisti, purché sia rispettato l’habitat, attraverso controlli rigidi; sono inoltre vietati gli accessi tramite scooter, automobili e altri mezzi. È possibile vedere, in più punti della Baia, delle piccole gabbiette metalliche a forma di cupola, poste dalla Lega Ambiente, un’associazione ambientalista italiana, nei punti in cui le tartarughe depositano le loro uova.

5.Baia dei conigli

La Madonna del Mare è una statua a dimensioni umane, che si trova circa a 15m di profondità proprio di fronte la Baia de Conigli. È stata donata all’isola di Lampedusa da un fotografo, in memoria di una sua (brutta) avventura mentre stava praticando uno sport subaqueo ed è stata collocata sotto un arco di roccia: provate ora ad immaginare questo suggestivo quadro, che vede la statua della Madonna del Mare, attorniata da svariate specie di flora marina e vissuta da vermi colorati, gamberetti e altre tipologie di pesci. Qualcosa di unico! Non credo esista qualcosa del genere in un altra parte del Mondo.

 

Architettura: la linea sottile tra la tradizione e il disastro

Il Dammuso

Il Dammuso è un’architettura tipica delle Isole Pelagie e rispecchiano a pieno le attività, la cultura e molti aspetti della società mediterranea e , ovviamente, pelagica. Il nome “Dammuso” deriva dal termine latino “Domus” che significa costruire e al corrispondente verbo arabo “Dammus”. Le origini in realtà sono incerte, ma l’ipotesi più quotata è quella che sostiene che il dammuso derivi dai modelli architettonici delle coste berbere e che sia così tanto stato utilizzato perché particolarmente adatto alle condizioni geo-climatiche del bacino del Mediterraneo: quello che infatti  caratterizza il suo sistema di costruzione è la previsione dell’impiego di due filari di pietra, così da formare una camera d’aria, che insieme alla particolare copertura a cupola permettono l’isolamento termico necessario e l’approviggionamento dell’acqua piovana. In pratica è stato l’anticipo di ciò a cui gli architetti di oggi aspirano: un’architettura sostenibile!

Il dammuso più antico che è possibile ammirare sull’isola è Casa Teresa, che è stato costruito intorno al 1870: esso è l’esempio più articolato, sia per dimensione che per tipologia, di tutto il territorio dell’intera isola e per questo rappresenta oggi la testimonianza di perfetta relazione tra architettura e paesaggio. Gli ambienti che si possono scoprire all’interno di Casa Teresa, vorrei indicarli con la propria denominazione nel dialetto siciliano: “a cammara” che corrisponde alla camera da letto, “u maiasenu” che corrisponde ad uno spazio destinato ad essere un ripostiglio (solitamente le dimensioni dipendevano dall’attività che svolgeva il proprietario di casa, in quanto si poteva aver bisogno di uno spazio essenziale, o di molto di più se si dovevano conservare grossi strumenti di lavoro), “a pagghiarola” che corrisponde alla stalla, “a cucina” il cui nome rimane invariato e “u furnu” che è uno spazio particolare perché presente nella tradizione della tipica casa siciliane, che coincide ad un luogo dedicato all’attività di panetteria (la donna che rimaneva in casa doveva preparare il pane, o in generale del cibo, tutto da sola, quindi la necessità era quella di avere uno spazio dove poter costruire un forno a legna e dei ripiani per poter lavorare). Questi spazi che ho elencato, la maggior parte delle volte non erano collegati direttamente tra loro, ma erano disimpegnati all’esterno dal “passiaturi”, che significa letteralmente “luogo che passa” coperto tradizionalmente da una “pinnata” che sarebbe una copertura fatta di materiali poveri, come la paglia o le canne secche, che ha praticamente la stessa forma e funzione dei nostri moderni pergolati. L’edificio è stato acquisito dalla Regione Siciliana nel ’94 ed è stato restaurato dagli architetti Bernardo Agrò e Calogero Gazzitano, diventando così un museo.

6.Un dammuso e il territorio di sua pertinenza

Il 30 maggio dell’anno corrente, è stata aperta al pubblico la cosiddetta “Via dei Dammusi”, in coordinazione con le “Vie dei Tesori” aperte negli altri capoluoghi siciliani: esso è un progetto che promuove Lampedusa  come “Isola dell’accoglienza e dei paesaggi”, luogo di rinascita e recupero e che prevedeva la realizzazione di percorsi tematici, partendo dall’idea che l’isola nella sua interezza, costituisca uno spazio-museo capace di offrire ai visitatori un arricchimento culturale.

7.Casa Teresa

Questo progetto ha avuto la sua origine proprio dal restauro di Casa Teresa, che nel 2006 è stata sede di una mostra documentaria dedicata proprio all’architettura del ammuso lampedusano, in relazione ai problemi paesaggistici e naturalistici contemporanei dell’isola.  Il progetto inoltre, coinvolgeva anche le aree archeologiche presenti all’interno del tessuto urbano, come ad esempio le vecchie strutture utilizzate per le attività artigianali e i resti dell’epoca imperiale romana, per poi continuare l’intervento sul patrimonio arboreo dell’isola.

Progetti per il futuro di Lampedusa

Oggi, sono molte le associazioni e i gruppi studenteschi, compresa la mia classe, che si sono impegnati a progettare per migliorare la qualità di vita e la qualità ambientale dell’Isola, all’interno del laboratorio di progettazione all’Università di Palermo insieme al professore Gianfranco Tuzzolino e alla professoressa Adriana Sarro, che sono stati per me e per i miei compagni delle guide durante il nostro viaggio.

Durante un’intervista con il giornale italiano “La Repubblica”, il professore architetto Tuzzolino ha spiegato che il lavoro che svolge insieme agli studenti consiste nel ripensare gli spazi di accoglienza, perché i siti che sono utilizzati attualmente, non sono completamente adatti al loro scopo: un’area paragonabile ad una tendopoli improvvisata, circondata da filo spinato e agenti delle forze armate dell’esercito italiano, di certo non trasmettono a chi arriva in questa struttura un sentimento di accoglienza, ne tantomeno familiarità, ma piuttosto l’opposto!

8.Modello di progetto per centro accoglienza

Il lavoro che abbiamo svolto segue la logica del ripensare i confini, quelli più deboli, quelli che permettono lo scambio fisico e culturale e pertanto le proposte progettuali presentate all’amministrazione comunale, hanno tenuto conto di fattori naturalistici, relazionali, umani, che coinvolgono in pratica i temi urgenti della contemporaneità. Abbiamo cercato di immaginare un nuovo modo di vivere quel territorio, migliorandone la qualità e le prestazioni e dagli schizzi che vi mostro forse potrete immaginare quanto sia stata profonda la nostra riflessione, soprattutto perché in un modo o in un altro ci sentiamo responsabili di quello che accade.

“Lampedusa: la Cattedrale di Solomon”

Questo è il nome di una mostra curata da Renato Rizzi, inaugurata alla Triennale di Milano il 7 giugno 2017, che siamo stati invitati a vedere: la cattedrale di Solomon è un riferimento ad un giovane ragazzo nigeriano, immigrato e approdato in terra Lampedusana e al Re Salomone, che è stato il costruttore del primo Tempio. Tra i due personaggi c’è una distanza temporale di circa 3000 anni.

La mostra nasce proprio dalla riflessione sul tema delle migrazioni, sullo spazio geografico limitato della terra e sui temi di convivenza e condivisione. Il progetto mostra una specie di santuario ipogeo, dedicato alle tragiche vicende di cui oggi l’isole è teatro: un progetto di architettura di una cattedrale invisibile nel corpo roccioso dell’isola, uno spazio duplice che connette il fisico e lo spirituale, che permette di riscoprire l’interiorità dell’isola e quella di chi la visita. I flussi migratori  del nostro tempo, sono la testimonianza di una verità molto scomoda, quale l’inadeguatezza del nostro pensiero.

Credo che l’architettura in questo senso è uno strumento molto importante perché ha la possibilità di smuovere le coscienze di ognuno, attraverso una visione critica sul concetto di civiltà e convivenza, che sembra non esistere più e sulla concreta possibilità di una vita migliore per i migranti.

9.Modello in gesso dell’isola

Il progetto è stato illustrato per mezzo di modelli in gesso e cartoncino che hanno mostrano la geografia sommersa del Mediterraneo, i fondali, i profili dell’isola e alcune sezioni delle aree di intervento. Il lavoro è stato svolto in due anni, in collaborazione con gli studenti IUAV. E’ stato bello vedere con i nostri occhi come due scuole diverse, siano state unite da un interesse comune e questo ci ha reso molto orgogliosi e fieri del lavoro che svogliamo.

Un territorio deturpato dall’avidità

Purtroppo, Lampedusa, come del resto molti altri comuni Italiani, è stata fortemente sfruttata nell’ambito dell’edilizia, a favore degli interessi economici di imprese e privati. Negli ultimi decenni, le operazioni di edificazioni sono aumentate a dismisura, vedendo costruire case private e strutture per servizi turistici, senza tener conto di nessuna regola, né in campo legislativo vero e proprio (mi riferisco al PP, cioè al Piano Particolareggiato che determina i vincoli di progettazione e uso del suolo dell’isola), né dal punto di vista paesaggistico.

10.Vista da una strada della città

Il risultato è stato un deturpamento del patrimonio edilizio, in ogni sua sfaccettatura, perché non c’è stato rispetto delle forme tradizionali, degli impianti planimetrici tradizionali o più banalmente dei colori tradizionali: oggi è possibile vedere come le nuove costruzioni siano in netto contrasto con tutto ciò che ha segnato la storia della città. Ed è un vero peccato, perché così facendo, anche il paesaggio naturale è stato pesantemente danneggiato.

11.Centro storico

12.Nuove costruzioni

Un esempio tangibile è il progetto per la piscina coperta comunale, con annessi un centro sportivo e ricreativo per i ragazzi del paese e un hotel per ospitare i turisti durante i mesi di alta stagione: i lavori sono iniziati sotto gli occhi di tutti, abitanti ed amministrazione, proseguendo nel loro iter senza riscontrare nessun problema e nessun blocco.

13.Costruzione abusiva incompleta

Lo stop è stato ordinato solo dopo che tutta la struttura portante in cemento armato e legno dell’edificio, che non è assolutamente di dimensioni irrelevanti, è stato portato a termine: il problema è che adesso che la struttura è stata dichiarata abusiva, non ci sono i soldi per demolirla e per riportare l’area alla situazione precedente all’apertura del cantiere e di conseguenza quello che resta è un enorme pezzo di cemento che è dove non dovrebbe essere e che umilia il paesaggio. Un vera vera sofferenza per gli occhi di chi guarda.

14.Vista interna della piscina coperta comunale incompleta

14b.Vista interna della piscina coperta comunale incompleta

Devo però anche dire, che le amministrazioni locali e regionali, stanno cercando di rimediare agli errori di negligenza e mal controllo del territorio, agendo dal punto di vista legale con l’obbligo di demolizione per tutti gli edifici che risultano abusivi rispetto alla normativa vigente. Legambiente Sicilia si è costituita parte civile in un processo svoltosi nel 2002, contro la speculazione edilizia a Lampedusa, ma purtroppo questi sono processi che hanno bisogno di molto tempo per avere essere attuati. L’auspicio è che in futuro si blocchi il problema prima che questo si manifesti, così da evitare le tortuose vie legali di cui si necessiterebbe per risolvere questo quando ormai potrebbe essere troppo tardi.

Elisa Maura Vuono

Voyage avril 2017

 

Bibliografia:

Gianfranco Tuzzolino, Adriana Sarro, Giuseppe Di Benedetto, Nei luoghi dell’accoglienza: progetti per Lampedusa e Palermo. Università degli studi di Palermo, Palermo. Arance editrice S.r.l, 2014, Roma.

Sitografia:

http://www.awn.it/component/attachments/download/98

http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/abusivismo-lampedusa-legambiente-costituisce-parte-civile-1-novembre-2012.html

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/palermo/notizie/cronaca/2012/31-ottobre-2012/operazione-anti-abusivismo-lampedusasigilli-anche-villa-claudio-baglioni-2112498872641.shtml

http://casabellaweb.eu/wp/2017/06/07/lampedusa-la-cattedrale-di-solomon/

Iconografia:

Vista satellitare: https://earth.google.com/web/@35.6438698,12.63652865,-9.53711577a,151134.37728394d,35y,0h,0t,0r

 

Tutte le altri immagini sono proprie di Elisa Maura Vuono:

1.Insenatura tra le rocce della costa

2.Percorso che conduce alla spiaggia dei conigli

3.Percorso di Cala Pulcino

4.Isola dei conigli

5.Baia dei conigli

6.Un dammuso e il territorio di sua pertinenza

7.Casa Teresa

8.Modello di progetto per centro accoglienza

9.Modello in gesso dell’isola

10.Vista da una strada della città

11.Centro storico

12.Nuove costruzioni

13.Costruzione abusiva incompleta

14.14b. Vista interna della piscina coperta comunale incompleta